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Inquadramento Territoriale PDF Stampa E-mail

Inquadramento territoriale e socio – economico


Il Centro di Esposizione, Ricerca e Consulenza sugli Ausili Tecnici (Cercat) pur collocandosi fisicamente a Cerignola, per i contenuti che si propone ed i servizi che intende attivare, opererà all’interno del territorio regionale e calamiterà attenzioni nelle regioni limitrofe.
Un centro con caratteristiche simili ma non uguali, in Italia, è presente a Bologna mentre non sono noti altri centri. Il Cercat trova ispirazione nel Centro operante nella provincia di Strasburgo da cui acquisisce il know how.
L’ inquadramento territoriale e socio – economico del progetto, conseguentemente, non può che essere quello regionale che trova riferimento nell’analisi svolta dall’Assessorato Regionale al Bilancio e Programmazione – Settore Programmazione e Politiche Comunitarie – a supporto della programmazione 2007- 2013.
Le analisi su cui si fondano i documenti della programmazione regionale 2007-2013 affermano che, nel suo complesso l’economia regionale ha mostrato a partire dalla fine degli anni novanta crescenti difficoltà legate, principalmente, a:

  • la crisi del suo modello di specializzazione produttiva;
  • il limitato sviluppo di settori produttivi a medio ed alto contenuto tecnologico;
  • l’insufficiente accumulazione di capitale;
  • l’andamento tanto della produttività del lavoro quanto della produttività totale dei fattori.

In generale, si riscontra una situazione di divario, tanto rispetto alla media nazionale, quanto al valore delle regioni dell’area Convergenza, in merito ai fattori che contribuiscono a determinare il grado di competitività territoriale, come la dotazione di infrastrutture economiche e sociali, la propensione ad investire in ricerca e sviluppo, la qualità del capitale umano, l’efficienza del mercato dei capitali.
I dati statistici rilevano il ritardo della regione in molti ambiti, anche rispetto ai valori assunti dalle regioni Convergenza nel loro insieme.


Analisi di contesto settoriale e territoriale


Le difficoltà del sistema Puglia emergono chiaramente quando si prendono in considerazione i trend registrati negli ultimi anni in relazione al Prodotto Interno Lordo, al mercato del lavoro e all’export con l’estero.
Il Prodotto Interno Lordo della regione al 2005 rappresenta il 4,6% di quello italiano e mostra una riduzione rispetto all’anno precedente del –0,4%, in controtendenza rispetto all’anno precedente, quando si era registrato un aumento dell’1,1%; tale dinamica è in linea con quanto si è verificato nell’ambito delle regioni Convergenza (-0,5%, comprese le aree in phasing out), mentre a livello nazionale si riscontra una situazione di stazionarietà.
È da sottolineare come nella seconda metà degli anni Novanta l’incremento era stato superiore sia a quello dell’area meridionale che alla media nazionale, mentre nel corso dell’ultimo quinquennio la crescita annua è stata dello 0,2%, rilevando un ritardo non solo rispetto al valore nazionale (+0,6), ma anche rispetto al complesso delle regioni Convergenza (0,5%, comprese le aree in phasing out).
Il PIL pro capite ammonta a 15.918,70 euro e rappresenta il 65,8% di quello italiano e il 97,3% di quello dell’area meridionale nel suo complesso; gli stessi valori all’inizio del decennio erano pari al 66,1% e al 99,0%.

 

Le criticità sociali


La risorsa maggiore, relativamente sottoutilizzata in passato, che la Puglia ha a disposizione, sono le capacità scientifiche, culturali, creative, delle sue donne, dei suoi uomini e dei suoi giovani. Nell’economia contemporanea, caratterizzata dall’emergere di nuove attività nell’industria e nei servizi, da processi continui di innovazione e di differenziazione dei prodotti, dalla concorrenza internazionale di paesi con costi di produzione ben più bassi, la Puglia potrà competere solo grazie all’intelligenza creativa delle pugliesi e dei pugliesi.
Le dinamiche demografiche regionali mostrano alcuni segnali preoccupanti con un tasso di natalità basso ed inferiore alla media nazionale (9,7 contro 10). Questo segnala una diffusa incertezza sul futuro, in particolare per le giovani coppie, legata tanto alle prospettive di reddito e di stabilità del lavoro quanto al costo della casa e dei servizi.
In secondo luogo, all’interno di un processo comune all’intera Europa, cresce la quota della popolazione anziana, che comincia ad esprimere un fabbisogno diffuso di servizi di cura e di accompagnamento a cui le famiglie – tradizionali fornitrici – riescono con difficoltà sempre maggiore a far fronte. Tuttavia resta alta la percentuale di popolazione pugliese giovane (38%, cinque punti in più della media nazionale), che rappresenta un punto di forza potenzialmente della massima importanza per la Puglia come per l’intero Mezzogiorno. Parallelamente l’indice di dipendenza strutturale degli anziani (25,3%) è quattro punti più basso della media nazionale.
Inoltre, anche in Puglia con la metà degli anni novanta è ripreso un significativo movimento migratorio verso il Centro-Nord, pari in media a 24.000 unità nel 1996-2002 (contro 20.000 negli anni precedenti). A fronte di una stazionarietà dei flussi in entrata (prevalentemente rientri dal Nord di persone in età più avanzata) ciò ha provocato un ampliarsi del saldo migratorio negativo. Il tasso di emigrazione è lievemente inferiore alla media del Mezzogiorno, ma, come per l’intera ripartizione, ha una quota significativa di giovani ad alta qualifica. Studi recenti sulla mobilità dei laureati hanno mostrato un quadro particolarmente negativo per la Puglia, peggiore delle altre grandi regioni del Sud, in termini di “fuga di cervelli” verso il Centro-Nord.
La regione sta dunque perdendo progressivamente una quota del suo capitale umano più pregiato. Il fenomeno è tuttavia disomogeneo all’interno della regione.
Comune di Cerignola – CERCAT – progetto esecutivo (a cura di Escoop) Pagina 6
Particolarmente preoccupanti sono i dati relativi ai saldi migratori della provincia di
Foggia e, in minor misura, di Brindisi e Taranto.
Povertà ed esclusione sociale
Circa un quarto della popolazione regionale vive in condizioni statistiche di povertà relativa , vale dire 350.000 famiglie, cioè 840.000 persone. La Puglia mostra i valori più alti insieme a Sicilia e Calabria.
L’incidenza delle famiglie povere sul totale delle famiglie è, infatti, del 25,2%, contro una media nazionale dell’11,7% ed una media del Sud del 25%. In Puglia, inoltre, è presente il 13,2% delle famiglie povere dell’intero Paese, mente nel Sud risiede il 68,7% delle famiglie povere.
Una quota di popolazione regionale è invece in condizione di povertà assoluta, con difficoltà a soddisfare anche i bisogni primari: questo dà luogo ancora a condizioni abitative difficili e a situazioni di deprivazione, che riguardano in particolare famiglie numerose (e quindi colpiscono in particolare le fasce giovanili), famiglie monoparentali, anziani soli.
Anche in questa area sociale si annidano i più pericolosi fenomeni di esclusione sociale, in particolare dei giovani: abbandoni scolastici precoci, fenomeni di disagio giovanile, fino a vere e proprie aree di contiguità con l’illegalità.


Le criticità del contesto


Le infrastrutture sociali sono ancora molto carenti, sia in Puglia sia, e maggiormente, nel Mezzogiorno le cui dotazioni vengono indicate rispettivamente al 64,7% ed al 66,7% di quella italiana. Le elaborazioni sui Conti Pubblici Territoriali effettuate dal Dipartimento per lo sviluppo e la coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze mostrano, inoltre, che la spesa pubblica per investimenti destinata alla Puglia negli anni
1996-2002 ha accentuato tale differenza invece di ridurla. Fatto 100 il dato riferito all’Italia, gli investimenti per infrastrutture sociali in Puglia nel periodo considerato sono pari a 55,3. Se si disarticola tale indice per le diverse categorie di infrastrutture sociali si nota come ad essere più penalizzati siano stati gli investimenti nelle infrastrutture sociali in senso stretto; questi sono, infatti, pari al 23,4% del dato italiano, mentre per le altre categorie di infrastrutture sociali si registrano i seguenti indici: istruzione (57,9), sanità (65,9), cultura e sport (46,4).
L’assistenza fornita dai Comuni, che peraltro gestiscono circa il 76% della spesa per i servizi sociali, riguarda principalmente la famiglia e le politiche di supporto alla crescita dei figli, gli anziani e i disabili; su queste tre aree di utenza si concentra più dell’80% delle risorse impegnate.


La disabilità


In base alle stime ottenute dall’indagine sulla salute e il ricorso ai servizi sanitari del
2004-2005 (Fonte Istat), emerge un alto tasso di disabilità della popolazione di età superiore ai 6 anni nella Regione Puglia.
Esso è pari al 5,2% nell’Italia Meridionale, scende al 4,2% nell’Italia Nord-Orientale al 4,3% nell’Italia Nord-Occidentale. (n.b.vengono considerate persone con disabilità unicamente quelle che hanno riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana). Il tasso standardizzato di disabilità della popolazione pugliese, che consente di confrontare popolazioni aventi una struttura per età diversa, è pari a 6,2 secondo solo alla Sicilia (6,6) e superiore di 1,4 punti percentuali a quello nazionale (4,8).