| Scacco alla diversa abilità: la sfida possibile del CERCAT |
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Intervista di Carmen Lancianese al dr. Paolo Tanese presidente Escoop-European Social Cooperative · CERCAT è il Centro Regionale di Esposizione, Ricerca e Consulenza sugli Ausili Tecnici: quali sono le attività che il centro realizza e quale la mission a cui esse si ispirano? Il CERCAT è un’organizzazione che sviluppa servizi di informazione e di consulenza per compensare la disabilità o la carenza di autonomia, attraverso l’impiego di ausili tecnici o soluzioni per l’accessibilità. Prima di descrivere le attività in cui il Centro è impegnato, vorrei preliminarmente illustrarne la struttura, dettagliando le sezioni che la compongono. Il CERCAT, dunque, dispone di un’esposizione permanente che consta dei seguenti elementi: · ingresso-accoglienza, costituito da un banco reception realizzato su due livelli per consentirne l’utilizzo anche ai visitatori su sedia a rotelle; · prototipo di casa domotica
Sul portale del CERCAT, all’indirizzo www.cercat.it, è possibile effettuare un “tour virtuale” del Centro, attraverso cui è possibile visualizzare alcuni dei prototipi in esposizione. L’obiettivo delle attività svolte dal personale del CERCAT – realizzate anche in sinergia con personale esperto di Enti convenzionati con il Centro – è quello di contribuire a migliorare la qualità della vita sia dei soggetti con diversa abilità (con speciale riguardo al superamento delle difficoltà motorie), sia delle loro famiglie: essi, dunque, sono gli utenti finali a cui sono finalizzate tutte le attività del Centro. Nello specifico, il CERCAT realizza gratuitamente: dimostrazione e sperimentazione di ausili – molti dei quali in esposizione – per persone con ridotta autonomia; informazione e consulenza sulla scelta degli ausili, nonché formazione sul corretto uso degli stessi; informazione, consulenza e assistenza gratuita sull’accessibilità e l’adeguamento dell’ambiente domestico dedicata ai soggetti diversamente abili e alle loro famiglie; realizzazione di progetti di ricerca nazionali ed internazionali, finalizzati allo sviluppo di ausili dedicati a soggetti con abilità differente; formazione riservata ad architetti, ingegneri ed imprese edili finalizzata alla “(ri)progettazione accessibile” di ambienti domestici e pubblici; infine, promozione ed organizzazione di eventi pubblici, per favorire la diffusione della conoscenza e la sensibilizzazione sulle tematiche dell’accessibilità. Le attività appena elencate derivano dalla necessità di corrispondere agli obiettivi che hanno determinato la fondazione del CERCAT, obiettivi che riguardano proprio la creazione di un centro regionale a sostegno dei soggetti diversamente abili e delle rispettive famiglie nella ricerca, acquisizione, collaudo ed uso degli ausili loro dedicati. In questo modo, intendiamo contribuire al miglioramento della qualità della vita dei diversamente abili e favorirne l’inclusione sociale e l’inserimento lavorativo.
· Quali sono le ragioni che hanno determinato la nascita del CERCAT?
Le ragioni che hanno portato alla nascita del CERCAT discendono dall’analisi socio-economica realizzata dai documenti programmatori regionali per il periodo 2007-2013, nella quale vengono individuate tre grandi aree di criticità della regione: le condizioni della popolazione (criticità sociali), le condizioni infrastrutturali del territorio, la qualità ambientale e la dotazione di servizi collettivi (criticità di contesto), le condizioni delle imprese (criticità delle imprese). In questo panorama, il CERCAT intende offrire il proprio contributo nella risoluzione delle criticità legate alle condizioni della popolazione occupandosi, pertanto, dello sviluppo di ausili per persone con ridotta autonomia. Ciò deriva dall’analisi dei bisogni espressi dal territorio nel settore dell’assistenza protesica dedicata alla popolazione disabile e, conseguentemente, dei bisogni espressi sul versante della vivibilità, della parità delle occasioni e dell’inserimento lavorativo: cercare di soddisfare tali bisogni è, dunque, l’obiettivo delle attività del Centro. Un’ultima considerazione. Il totale dei soggetti disabili residenti in regione supera le 200.000 unità (circa l’8% di tutti i disabili presenti nel nostro Paese) ed ha un’incidenza percentuale sul totale della popolazione superiore a quella della media nazionale (soprattutto se si tiene conto del valore standardizzato). Una maggiore incidenza che richiede, dunque, un’attenzione maggiore anche in considerazione del dato secondo cui i disabili presenti in Puglia sono tendenzialmente più giovani rispetto a quelli presenti nel resto del Paese. Una situazione, quella appena fotografata, che la società pugliese deve fronteggiare al meglio, dotandosi di quelle “infrastrutturazione sociali” che favoriscono inclusione sociale e inserimento lavorativo: in altri termini, miglioramento della qualità della vita.
· Quali sono gli utenti che richiedono i servizi messi a disposizione del Centro? E qual è l’impatto generato su di essi?
Il Centro svolge un’azione dedicata ad un’utenza differenziata. Nello specifico, garantisce supporto:
Pertanto, la platea dei potenziali beneficiari e le azioni previste dal CERCAT si può così rappresentare:
· Quali figure professionali sono presenti all’interno del team?
Attualmente il team del CERCAT si avvale delle competenze professionali di un responsabile del progetto CERCAT, di un ingegnere responsabile operativo del CERCAT, di un medico specializzato in Neuropsichiatria ed esperto in ausili e, infine, di un ingegnere specializzato in accessibilità.
· Esistono comparti che svolgono attività di ricerca e innovazione?
Escoop, gestore del CERCAT, ha sottoscritto protocolli di collaborazione con l’ENEA in Italia e con il CENTIC in Francia; entrambe le collaborazioni sono finalizzate alla realizzazione di progetti di ricerca scientifica nel campo degli ausili e della domotica. Inoltre, attraverso Escoop-European Social Cooperative, il CERCAT è partner del CNR in un progetto di ricerca PON in fase di valutazione, che si propone di mettere al servizio di soggetti anziani le nuove tecnologie della comunicazione.
· In che modo le attività del Centro incontrano le esigenze del territorio? E in che modo, inoltre, il CERCAT raccorda le proprie attività con quelle messe in campo da soggetti consimili regionali e/o nazionali?
Benché operativo da soli tre mesi, il CERCAT si rapporta ed incontra le esigenze del territorio con diverse modalità. Nello specifico, il Centro ha realizzato o sta realizzando le seguenti attività: ha avviato un’azione attraverso cui formalizzare un rapporto convenzionato con il Sistema Sanitario Regionale attraverso le sue articolazioni territoriali; ha avviato un’azione volta a formalizzare un rapporto convenzionato con le autorità locali deputate a concedere le patenti speciali per la guida di autovetture; ha avviato un’azione che mira a formalizzare un rapporto convenzionato con istituzioni no profit locali, operanti nel campo dei servizi alla persona; ospita visite di scolaresche e di insegnanti finalizzate alla diffusione della cultura di integrazione delle persone in situazione di handicap e di formazione degli insegnanti in tema di ausili; visita e prescrive ausili in loco e a domicilio a persone diversamente abili; sottopone al test del VCR Fiat mobility, rilasciando il relativo esito; ha sottoscritto una convenzione con la “Società Nazionale di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo”, la più antica e importante associazione in Italia che opera nel campo della mutualità integrativa sanitaria, con l’obiettivo di fornire assistenza ai propri associati.
Concludo con una significativa nota di merito. Nel mese di febbraio, il CERCAT ha ricevuto il Premio di Legacoop Nazionale, quale struttura innovativa in campo sociale; il Centro, infatti, è stato giudicato tra le migliori esperienze italiane in un settore che dai semplici “ausili tecnici” per persone diversamente abili si sta trasformando in una branca della “domotica”, il settore che mira alla realizzazione di una casa “intelligente” in cui le nuove tecnologie sono finalizzate a migliorare la qualità della vita.
· Da quali enti è composto il partenariato del Centro? E quali sono, invece, gli espositori presenti nel centro?
Il CERCAT è stato promosso dal Comune di Cerignola, finanziato dalla Regione Puglia, ed è gestito dall’Ente Escoop a cui accennavo poc’anzi. Escoop ha rapporti di collaborazione scientifica con ENEA e CENTIC in Francia ed è partner del CNR in un progetto di ricerca PON in fase di valutazione. Gli espositori presenti nel CERCAT sono: • pc con display Braille, software per riconoscimento testi per ipovedenti e non vedenti • carrozzina da bambino super leggera XR • carrozzina elettronica modello Smart • carrozzina Polifunzionale modello Solero Light • scooter Ortocar • seggiolona da doccia Clean • sgabello da doccia ETAC • girello Etac• cuscini posturali / antidecubito • ausili ETAC per la compensazione di disabilità motoria (ed asempio: posate, piatti,bicchieri, mano prensile universale) · azienda “Ideal Standard Italia srl”, presente nel Centro con un’esposizione di sanitari accessibili e ausili da bagno adatti alle diverse disabilità; · azienda “Villeroy & Boch Arti della tavola srl”: sanitari accessibili e ausili da bagno adatti ai differenti tipi di disabilità; · ausili per la disabilità motoria, che si sostanziano in : Infine, fra le varie strumentazioni esposte nel Centro, desidero citare le seguenti: · Quali sono le attività su cui intendete concentrare i vostri impegni futuri?
Oltre a consolidare quanto sinora realizzato e a proseguire nelle nostre attività di ricerca e formazione, nell’immediato futuro saremo impegnati sia in attività che riguardano il settore della domotica, sia nel trasferimento buone pratiche in contesti nazionali e transnazionali.
·Il CERCAT ha partecipato a InnovAbilia, il Festival delle Innovazioni per le diverse abilità organizzato dall’ARTI per dare ribalta a progetti e innovazioni realizzate nel settore delle abilità differenti. Sulla base dell’esperienza maturata, ritiene che manifestazioni di questa natura possano contribuire a rendere l’inclusione sociale un realtà concreta in Puglia e, parallelamente, fare di essa un elemento qualificante e distintivo? InnovAbilia ha avuto il merito di essere stato un importante strumento di promozione dell’integrazione e delle pari opportunità, nonché una “vetrina” preziosa sulle opportunità di sviluppo e ricerca tecnologica applicati a questo settore. Sulla scorta dell’esperienza maturata, suggerirei di potenziare la realizzazione di attività di questo tipo, qualificandole di suggestioni e contenuti mutuati anche da altre mostre europee consimili (penso, ad esempio al REA in Germania con il quale si potrebbe ipotizzare la proposta di un gemellaggio).
· A suo giudizio, è ragionevole ritenere che il miglioramento della qualità della vita delle persone con differenti abilità possa essere raggiunto anche attraverso la “contaminazione” del sistema di imprese regionali con la creazione di modelli capaci di restituire dignità alle persone?
Desidero fare una premessa. Una società in grado di accogliere la persona in difficoltà dimostra di avere un alto livello di civiltà e, conseguentemente, le potenzialità per progredire economicamente. Fatto salvo questa condizione preliminare, sono convinto che quello su cui occorre puntare è il superamento delle resistenze ad integrare soggetti diversamente abili nella vita sociale e lavorativa, nonché l’errata convinzione che ciò rappresenti un problema, un costo; al contrario, i soggetti con abilità differente sono da considerarsi una risorsa utile al Paese, non solo per le loro abilità e capacità ma anche perché, in quanto soggetti lavoratori, contribuiscono ad imprimere un’accelerata significativa nei sistema produttivo ed economico regionale e nazionale. Quando ciò non basta, occorre poter disporre di una legislazione che promuova il collocamento al lavoro delle persone con abilità differente; in Italia esiste la Legge 68/99, che punta all'inserimento e all'integrazione lavorativa delle persone disabili, ma che risulta ancora scarsamente applicata. Di contro, in altri Paesi europei vigono leggi simili puntualmente applicate e che prevedono gravi sanzioni per gli imprenditori inadempienti (nello specifico, le multe sono mediamente più alte del costo del lavoro del lavoratore svantaggiato non avviato al lavoro: questo si traduce in un notevole svantaggio economico per l’imprenditore che non rispetta le quote di inserimento lavorativo fissate dalla legislazione nazionale). Purtroppo, in Italia non è così. In conclusione, aggiungerei anche l’importanza di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria sociale (le cooperative sociali di tipo “B”), anche in questo caso avvalendosi della legislazione nazionale (Legge 381/91) e regionale (L.R. 19/06), entrambe ancora scarsamente applicate.
·Il mondo della ricerca, le istituzioni, le imprese e le associazioni/cooperative costituiscono le principali categorie di attori della filiera dei beni e servizi per la qualità della vita. Quale giudizio dà alle relazioni tra queste quattro tipologie di soggetti in Puglia? Emergono particolari criticità? Direi che occorre aggiungere una quinta categoria, alle quattro citate, in modo da includere il mondo accademico. Allo stato attuale, le relazioni tra questi mondi sono ancora molto limitate e sporadiche; per questa ragione occorre stimolare un organico rapporto che tracci ampi orizzonti d’azione, incentivando e stimolando l’incontro tra i soggetti appena menzionati. Un intervento, quello proposto, che è senz’altro di natura politico-economica-imprenditoriale, ma che allo stesso tempo implica il coinvolgimento della nostra stessa matrice culturale.
L’elaborazione di una proposta di “aggregazione organizzativa” e, conseguentemente, la gestione di quest’ultima da parte di attori fra loro differenti per storia, interessi e obiettivi potrà senz’altro favorire una fattiva collaborazione tra gli attori poc’anzi citati, nonché potenziare e arricchire sia le attività di innovazione scientifica e di trasferimento tecnologico, sia la crescita culturale e sociale della Puglia. Lecito, quindi, interrogarsi sullo strumento più adatto a mettere in pratica questo processo; probabilmente, nell’attuale contesto regionale, sarebbe auspicabile la costituzione di un “laboratorio pubblico-privato per l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere sociale e delle persone”, in luogo di un distretto produttivo, che richiede un’elevata capacità di gestione e organizzazione e presuppone una diffusa presenza sul territorio dell’imprenditoria di settore: elementi al momento non rilevabili. Le attività messe in campo dal laboratorio pubblico-privato, nonché lo sviluppo e il potenziamento delle stesse, potrebbero quindi essere indirizzate allo sviluppo di condizioni preliminari – ma indispensabili – alla costituzione del distretto produttivo regionale dell’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere sociale e delle persone. |
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